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Trame di Salici: quando l’intreccio diventa comunità

di Devid Strussiat

Un progetto che intreccia memoria, paesaggio e saperi artigianali legati al salice, pianta simbolo del territorio dell’Isonzo.
“Trame di Salici” racconta una tradizione quasi dimenticata e il suo possibile futuro, tra educazione, arte ambientale e cura dei luoghi.
Dalle storie dei cestai di Fogliano alle nuove pratiche ecologiche condivise con la comunità.

Al pare Toni. 100 anni dei Volpati in terra bisiaca

di Ivan Portelli

La storia di una famiglia può diventare l’occasione per ripercorre la storia di una comunità. Quella della famiglia Volpato, raccontata attraverso le memorie dei discendenti del “pare Toni”, che nel 1919 si trasferisce dal Veneto in Bisiacaria con la moglie Dosolina, diventa in controluce la storia della Bisiacaria nel Novecento. Attraverso le diverse case, o meglio, i diversi “curtivi”, dove la famiglia trova abitazione, vengono ripercorse le difficoltà e le gioie di una famiglia che si allarga, ottiene soddisfazioni grazie al duro lavoro, partecipa alle attività della comunità locale mettendo forti radici. Il lavoro, da quello dei campi a quello in Cantiere, come anche le vicende politiche, anche tragiche, si intrecciano alla vita quotidiana: un racconto vivo, fatto di parole e immagini.

La seggiola di Lucia Miniussi

Lucia Miniussi con il fidanzato e futuro marito, Torquato Settomini (all'epoca sottuficiale della Regia Aeronautica) a Ronchi dei Legionari nel 1941. Archivio privato Magda Settomini

di Pietro Commisso

Lucia Miniussi era, nel 1944, una giovane monfalconese impiegata come segretaria presso uno studio legale della città. Le sue memorie riguardanti gli anni dell’occupazione germanica di Monfalcone rappresentano, attraverso le righe del suo diario dell’epoca, una testimonianza incredibile degli anni del secondo conflitto mondiale.

La Galleria Rifugio di Monfalcone prima che diventasse mainstream (Prima parte)

di Pietro Commisso

Una leggenda metropolitana (di Provincia) della “Monfalcone – Far West”

Nasco come appassionato di storia militare della Grande Guerra, un argomento che ho considerato per anni nevralgico per delineare e comprendere molti caratteri fondamentali della Comunità cui appartengo.

Questo anche prima di iniziare a capirci qualcosa.

Il Territorio della Bisiacaria, come quelli limitrofi, è tuttora segnato dalle tracce di quell’immane tragedia, tanto che non occorre allontanarsi dal sentiero segnato per accorgersi di fenditure nel terreno di indubbia natura antropica e indiscutibilmente bellica. I paesi ne censiscono ancora molte, sia in pianura che nell’altopiano: maledette e bramate un tempo, trascurate e imbonite alla meglio poi, furono per decenni mete di curiosi, spesso mal giudicati dall’opinione pubblica del borgo limitrofo. Sonai, questo il giudizio perentorio. A volte lo erano, molto spesso no.

Infine, furono “scoperte “dagli esperti di turno: appena in tempo per il centenario della loro costruzione. Centenario che nel bombardamento a tappeto di pubblicazioni, conferenze, simposi, festival, manifestazioni è stato – spesso – incapace di spiegare.

A leggiucchiare, inoltrandosi nell’argomento Grande Guerra, ci si accorge che è impossibile evitare termini geomorfologici: doline, grotte. Poi, grotte riadattate, ampliate, o costruite ex novo coi denti delle perforatrici o il potere dirompente dell’esplosivo. La guerra necessitava di prontezza ed efficienza di tipo militare, non poteva certo aspettare le ere geologiche necessarie alle gocce d’acqua per sciogliere la roccia.
La tecnologia del ‘900, tutta, riportò gli uomini in divisa a vivere nelle caverne. Novella Preistoria. Di nuovo.
Barbaria Antica recitava una stele commovente e carica di retorica e ciò a cui alludeva non era dissimile all’argomento in oggetto.

Ma le Barbarie non sono anche molti valori umani primigeni?

Idee intorno ad un museo per la storia della città dei cantieri: ventisette anni dopo

di Ana Maria Sanfilippo

All’interno del IX numero della rivista “Il Territorio”, nell’edizione dell’anno 1998, un interessante articolo della studiosa Franca Marri raccoglieva diverse testimonianze ed ipotesi per l’istituzione futura di un museo da dedicare alla storia della cantieristica locale. All’interno di tale contributo, veniva paventata la possibilità di creare un vero e proprio polo, legato alla produzione cantieristica da un lato e alla storia della comunità di Panzano e, più in generale di Monfalcone, dall’altro.

Ancora nello stesso numero della rivista, la studiosa Fulvia Albanese, invece, proponeva un percorso didattico per la valorizzazione ed il mantenimento del villaggio operaio di Panzano. Esso, concepito attraverso una lezione teorica, una visita guidata ed un momento di verifica, metteva a confronto varie tematiche capitali per la comprensione storica della struttura urbana specifica di Panzano.

A distanza di ventisette anni da quelle prime proposte, il presente articolo ha l’obiettivo di verificare quali auspici sono stati effettivamente compiuti e qual è, attualmente, lo stato dell’arte a proposito del sistema museale monfalconese riferito alla cantieristica ed al villaggio operaio di Panzano.

Un Turismo Lento per Scoprire i Luoghi

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di Graziano Benedetti

La mobilità ciclabile è una priorità strategica per gli obiettivi della riduzione dell’inquinamento e della migliore mobilità dei cittadini e ne stabilisce l’importanza fondamentale per la società e l’economia europee.

Anche in Italia si va diffondendo una domanda di turismo e tempo libero che privilegi la scoperta dei territori con mezzi ecologici.

Sagrado e la sua storia

di Ana Maria Sanfilippo

Tra le diverse pubblicazioni edite dal Consorzio Culturale del Monfalconese, particolare attenzione merita la ristampa anastatica del volume “Sagrado e la sua storia”, scritto originariamente da Carlo Luigi Bozzi nel 1969 ed edito dalla Pro Loco su volontà dell’Amministrazione cittadina dell’epoca.

Il libro, ristampato una prima volta nel 1986, trova infine in questa edizione del 2006 un suo definitivo corpo rappresentando, ancora, un completo studio sulla realtà sagradese.

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Dopo il mercato, l’arte

di Ana Maria Sanfilippo

L’idea prevalente era affiancare a Monfalcone, città industriale, anche la cultura, normalmente tipica di altre città. Nacque così la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone in un sito centrale, in piazza Cavour, dopo interventi di recupero e ristrutturazione in quello che originariamente era il mercato coperto della città.

Ma facciamo un po’ di storia.

La Palude dalla Sella

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di Graziano Benedetti

L’area in cui sfocia il fiume Isonzo – grazie alla presenza di un gran numero di specie animali e vegetali – è divenuta in pochi anni un luogo fondamentale per lo studio delle migrazioni dell’avifauna e per l’educazione ambientale.

Il volume “Isola della Cona. Ambiente e fauna delle foci dell’Isonzo”, a cura della Lega Italiana Protezione Uccelli (Lipu) – sezione di Gorizia ed edito dal Consorzio Culturale del Monfalconese nel 1996, ci parla proprio di questo!

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Un Libro Per Un Fiore

di Graziano Benedetti

La peonia del Carso di Alojz Rebula, 2005, Consorzio Culturale del Monfalconese