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Paesaggi rurali di confine. Sulle tracce dei gelsi storici

di Sonia Kucler

A Gorizia c’è un’interessante area rurale che si è preservata nel tempo grazie alla sua marginalità con valore paesaggistico, culturale e ambientale – dove il paesaggio rurale è composito ed i gelsi storici sono un elemento caratterizzante da preservare e incentivare – dove agire affinché questo schema tradizionale non si frantumi – dove è utile potenziare le siepi e gli impollinatori – dove la biodiversità coltivata è speranza per il futuro alimentare – dove il proprietario, l’agricoltore sono i veri custodi del territorio.

Al pare Toni. 100 anni dei Volpati in terra bisiaca

di Ivan Portelli

La storia di una famiglia può diventare l’occasione per ripercorre la storia di una comunità. Quella della famiglia Volpato, raccontata attraverso le memorie dei discendenti del “pare Toni”, che nel 1919 si trasferisce dal Veneto in Bisiacaria con la moglie Dosolina, diventa in controluce la storia della Bisiacaria nel Novecento. Attraverso le diverse case, o meglio, i diversi “curtivi”, dove la famiglia trova abitazione, vengono ripercorse le difficoltà e le gioie di una famiglia che si allarga, ottiene soddisfazioni grazie al duro lavoro, partecipa alle attività della comunità locale mettendo forti radici. Il lavoro, da quello dei campi a quello in Cantiere, come anche le vicende politiche, anche tragiche, si intrecciano alla vita quotidiana: un racconto vivo, fatto di parole e immagini.

Nei Prati del Territorio

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di Graziano Benedetti

Più che un libro possiamo definirlo un manuale di botanica popolare del Territorio.

Nel 2000 il compianto Dario Blasich con le pregevoli illustrazioni di Alfio Scarpa e con la collaborazione degli studenti dei corsi di botanica dell’Università della terza età del monfalconese (di cui Blasich era docente) pubblicò “Il quaderno delle buone erbe” che in 165 pagine – per i tipi del Consorzio Culturale del Monfalconese – ha analizzato le principali essenze botaniche spontanee del territorio tra i fiumi Isonzo e Timavo.

Ma nel libro non si elencano solo le essenze.

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Cacciatori di Memorie

Cacciatori di memorie, un archivio di Comunità.

CACCIATORI DI MEMORIE è un progetto promosso e realizzato dall’ Ecomuseo Territori. Genti e memorie tra Carso e Isonzo in collaborazione con le tante associazioni presenti sul territorio ma anche con le tante persone che vogliono condividere la memoria di una comunità mettendo adisposizione documenti, pubblicazioni, diari, lettere, testimonianze audio oppure video- registrate, vecchi filmati amatoriali, oggetti, fotografie che contribuiscono ad alimentare l’Archivio della Memoria del Consorzio Culturale del Monfalconese.

Monfalcone, Via Rossini 1 – l’Ospedale che non c’è più

di Edi Maurizio Fedel

Ogni tanto, percorrendo a piedi Via dell’Istria, strada di recente realizzazione che, attraversando l’area su cui sorgeva l’Ospedale, collega Via Rossini a Via Aquileia, mi soffermo ad osservare i grandi alberi, alcune nuove costruzioni e, lì accanto, in un’area recintata, le macerie dell’Ospedale, rimaste sul campo e diventate colline alberate. In quelle colline c’è il “corpo” e la storia di quelli che furono i reparti di Chirurgia, Ortopedia, Ostetricia-Ginecologia e Pediatria. Osservando qua e là, ho tentato di collocare ciò che c’era e non c’è più, tranne la chiesetta che, in rovina totale, è ancora lì, “agonica”, quasi “morta”. Da sotto il filare dei platani, ormai centenari, l’immaginazione mi ha condotto a rivedere, sulla destra, i padiglioni di Ortopedia e di Ostetricia/Pediatria; davanti, invece, la cucina e la lavanderia, sulla sinistra i padiglioni, vecchio e nuovo, di Chirurgia, alle spalle Medicina e Radiologia. Nel giardino l’astrazione fantastica mi è apparsa come un’infinita animazione umana ed animale, qualche camice bianco che attraversava il giardino da parte a parte, alcune persone ricoverate che, nella bella stagione, sedevano sulle panchine coi i visitatori, uccelli canori, liberi e nelle gabbie, diffondevano il loro canto tra la vegetazione. Ho immaginato, purtroppo, ciò che nella realtà non è più tangibile, se non in qualche risparmiata essenza arborea, che profumava di tiglio, calicantus, o altro, nell’avvicendarsi delle stagioni. 

Idee intorno ad un museo per la storia della città dei cantieri: ventisette anni dopo

di Ana Maria Sanfilippo

All’interno del IX numero della rivista “Il Territorio”, nell’edizione dell’anno 1998, un interessante articolo della studiosa Franca Marri raccoglieva diverse testimonianze ed ipotesi per l’istituzione futura di un museo da dedicare alla storia della cantieristica locale. All’interno di tale contributo, veniva paventata la possibilità di creare un vero e proprio polo, legato alla produzione cantieristica da un lato e alla storia della comunità di Panzano e, più in generale di Monfalcone, dall’altro.

Ancora nello stesso numero della rivista, la studiosa Fulvia Albanese, invece, proponeva un percorso didattico per la valorizzazione ed il mantenimento del villaggio operaio di Panzano. Esso, concepito attraverso una lezione teorica, una visita guidata ed un momento di verifica, metteva a confronto varie tematiche capitali per la comprensione storica della struttura urbana specifica di Panzano.

A distanza di ventisette anni da quelle prime proposte, il presente articolo ha l’obiettivo di verificare quali auspici sono stati effettivamente compiuti e qual è, attualmente, lo stato dell’arte a proposito del sistema museale monfalconese riferito alla cantieristica ed al villaggio operaio di Panzano.

La seggiola di Lucia Miniussi

Lucia Miniussi con il fidanzato e futuro marito, Torquato Settomini (all'epoca sottuficiale della Regia Aeronautica) a Ronchi dei Legionari nel 1941. Archivio privato Magda Settomini

di Pietro Commisso

Lucia Miniussi era, nel 1944, una giovane monfalconese impiegata come segretaria presso uno studio legale della città. Le sue memorie riguardanti gli anni dell’occupazione germanica di Monfalcone rappresentano, attraverso le righe del suo diario dell’epoca, una testimonianza incredibile degli anni del secondo conflitto mondiale.

Un Turismo Lento per Scoprire i Luoghi

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di Graziano Benedetti

La mobilità ciclabile è una priorità strategica per gli obiettivi della riduzione dell’inquinamento e della migliore mobilità dei cittadini e ne stabilisce l’importanza fondamentale per la società e l’economia europee.

Anche in Italia si va diffondendo una domanda di turismo e tempo libero che privilegi la scoperta dei territori con mezzi ecologici.

Sagrado e la sua storia

di Ana Maria Sanfilippo

Tra le diverse pubblicazioni edite dal Consorzio Culturale del Monfalconese, particolare attenzione merita la ristampa anastatica del volume “Sagrado e la sua storia”, scritto originariamente da Carlo Luigi Bozzi nel 1969 ed edito dalla Pro Loco su volontà dell’Amministrazione cittadina dell’epoca.

Il libro, ristampato una prima volta nel 1986, trova infine in questa edizione del 2006 un suo definitivo corpo rappresentando, ancora, un completo studio sulla realtà sagradese.

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Il Tesoro di San Canzian d’Isonzo: Archeologia e Cristianesimo alle Origini

di Ana Maria Sanfilippo

Ricostruire la storia di luoghi che oggi rischiano di passare inosservati o che, per lo meno, appaiono immutabili in virtù della loro vicinanza e famigliarità, è uno dei principi che muove il Consorzio Culturale del Monfalconese, da un punto di vista sia culturale che sociologico.

In questo contesto è possibile collocare «Ad Aquas Gradatas. Segni Romani e Paleocristiani a San Canzian d’Isonzo», una delle pubblicazioni più interessanti che hanno segnato la storia editoriale dell’allora CCPP – Centro Culturale Pubblico Polivalente e della storica rivista «Il Territorio».

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