Intervista di Ivan Portelli
La raccolta poetica “Tente russade” di Milena De Giusti, pubblicata dal CCM nel 2024 a seguito della vittoria del concorso Poesia in piazza – Tino Sangilio (Turriaco, 2023) ha ricevuto una serie importanti di riconoscimenti a livello nazionale. In ordine cronologico: terzo premio al Concorso nazionale di poesia nei dialetti d’Italia “Giordano Mazzavillani Poeta di Ravenna, IV Edizione 2024-2025; vittoria della sezione poesia dialettale alla IX Edizione del Premio Internazionale per la poesia Rodolfo Valentino – Sogni ad occhi aperti, Moncalieri (TO); premio della critica alla XXX edizione del Premio Internazionale di Poesia Poseidonia Paestum; primo classificato della sezione dialetto alla terza edizione del Concorso Rapide Acque di Anasso, Pederobba (TV); secondo posto alla XXIX Edizione del Premio Mondiale Tulliola – Renato Filippelli. Inoltre è stato recensito da Anna Maria Farabbi sul Numero 14 – 28 Novembre 2025 di Cartavetro. Abbiamo rivolto all’autrice alcune domande.

La tua raccolta di poesie Tente russade ha raccolto diversi riconoscimenti. Partiamo dal tuo itinerario poetico: da dove è partito il bisogno di scrivere poesia, ed in particolare poesia in bisiac?
Sono nata e cresciuta a Monfalcone e fin dall’infanzia ho coltivato l’abitudine di osservare la vita quotidiana e le emozioni che ne scaturivano. Con l’adolescenza, la scrittura è diventata un impulso naturale: ho iniziato a tradurre in versi le mie sensazioni, affidandole a foglietti volanti che custodivo con cura. Questa spinta interiore mi ha portata a raccontare non solo me stessa in un viaggio introspettivo, ma anche i luoghi della Bisiacaria e i ricordi che testimoniano la storia.
Un giorno, a casa dei miei genitori, ritrovai un volume ricevuto in dono da una coppia di amici, un oggetto profondamente legato alle nostre radici: il “Vocabolario fraseologico del dialetto bisiàc” di Aldo Fulizio, Silvio Domini, Aldo Miniussi e Giordano Vittori. Era rimasto lì per anni, quasi in attesa. Sfogliandolo, mi sono entusiasmata dei tanti termini del dialetto di un tempo, parole antiche che hanno acceso in me una nuova scintilla creativa. Da quel momento, la mia scrittura si è posta un obiettivo preciso: mantenere vive le espressioni del passato per evitare che svaniscano, restituendo memoria a un linguaggio da non dimenticare. È stato così che ho iniziato a comporre poesie in dialetto.
Quali sono le scelte linguistiche che hai fatto?
I componimenti si attengono alle norme ortografiche del vocabolario precedentemente citato. La poesia della parlata locale rischia di perdere le sue sfumature e la sua unicità confondendosi all’italiano: il dialetto non è solo un insieme di parole, ma è l’impronta che salvaguarda la cultura arcaica.
Il volume di poesie in dialetto bisiaco “Tente russade” sta a significare “Tinte sfregate”, strofinate come le emozioni sul foglio, sulla pelle e sul cuore, attraversando l’attrito della vita nella sua stessa essenza.
Un insieme di colori che si sfumano lasciando i segni nello scorrere dell’emozione che è il vero lusso concesso: un linguaggio fatto di parole in un legame d’impatto e di connessione con chi legge, che trasforma un sentimento privato in una condivisione di umanità.
Com’è stata l’accoglienza che hai ricevuto presentando il tuo libro al di fuori del nostro territorio?
Il libro di poesie “Tente russade” edito dal Consorzio Culturale del Monfalconese, Collana Farina Fina, diffonde il valore del dialetto bisiaco ed è stato pluripremiato. La passione per la poesia è un atto d’amore verso la mia terra.
Ringrazio il Friuli Venezia Giulia che ha creduto in me e nel mio talento e che ha permesso di farlo apprezzare e premiare in Concorsi Nazionali e Internazionali anche nelle altre regioni italiane: Emilia-Romagna, Piemonte, Campania, Veneto, fino al Senato della Repubblica Italiana in Lazio.
Oltre i confini locali, ho trovato un’accoglienza calorosa che mi ha intensamente commossa. Le giurie specializzate hanno riscontrato nelle mie poesie emozioni comuni, facendomi sentire la loro vicinanza. Ricevere apprezzamenti per la bellezza della nostra regione e veder riconosciuto il valore del mio lavoro di salvaguardia del dialetto è stata per me una conferma preziosa della forza delle nostre radici: un segno tangibile che la voce della Bisiacaria, quando parla con il cuore, non conosce confini.
