di Pietro Commisso
Lucia Miniussi era, nel 1944, una giovane monfalconese impiegata come segretaria presso uno studio legale della città. Le sue memorie riguardanti gli anni dell’occupazione germanica di Monfalcone rappresentano, attraverso le righe del suo diario dell’epoca, una testimonianza incredibile degli anni del secondo conflitto mondiale.
Tra i molti cimeli conservati dalla figlia, Magda Settomini, spicca un seggiolino pieghevole: costruito dal padre di Lucia, carpentiere nei CRDA monfalconesi, rappresenta uno strumento “multiuso” realmente utilizzato nella Galleria Rifugio nel 1944-45. Completamente autocostruito, in legno, esso poteva essere usato come seggiola oppure, in caso di ressa, come “stampella” per sostenersi: il poggiaschiena è infatti basculante ed è utile a sorreggere una persona quando la seggiola risulta in posizione “chiusa”.
Considerando lo stile costruttivo, compatto e maneggevole, e le caratteristiche “multiuso”, questo “scagneto” (così veniva comunemente chiamato qualsiasi tipo di artefatto destinato alla seduta degli occupanti della Galleria) è perfettamente rispondente alle disposizioni emesse dal Comune di Monfalcone a seguito della drammatica calca del 1° maggio 1944 in cui perirono 5 persone, tra cui un bambino di 6 anni. Da quel momento fu infatti vietato introdurre in galleria sedie, pacchi e bagagli che potessero risultare ingombranti e concausa di nuovi tragici incidenti.

Poto: Gianluca Deiuri, Archivio del CCM
