di Pietro Commisso

Archivio del CCM, fondo Alberta Bolletti
L’esplosione verificatasi nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1945 richiese un altissimo tributo di sangue monfalconese. A seguito della tragedia i superstiti furono sottoposti a processo dal Governo Militare Alleato ma non è stato possibile, ad oggi, reperire ulteriori ragguagli a riguardo.
Nonostante non sia perciò possibile stabilire con esattezza quanti “recuperanti” trovarono la morte all’interno della Galleria Rifugio (si stima possano essere almeno 10 vittime), cinque persone vennero raccolte all’esterno dell’ingresso “lato Carso” della Galleria Rifugio. Nonostante l’estrema violenza dello spostamento d’aria che li uccise fu possibile procedere al loro riconoscimento: uno di essi era Gioacchino Bolletti, una delle Guardie Campestri del Comune di Monfalcone, posto a presidio dell’ingresso del ricovero sin dall’inizio di agosto di quell’anno.
Una delle sue figlie, Alberta Bolletti, ha conservato il distintivo da cappello del padre, assieme alle foto che arricchiscono questo articolo. Gioacchino Bolletti non fu l’unica vittima dell’esplosione di ordigni bellici occorsa nello svolgimento del proprio lavoro: poco più di un mese più tardi, il 29 settembre 1945, al ponte del Lisert avvenne la più grande tragedia della storia del Nucleo Rastrellatori Bombe del Governo Militare Alleato di Trieste dove morirono 16 operatori triestini e il militare inglese alla guida del camion che trasportava gli ordigni. Tragedie di questo genere si susseguirono nei primi anni del secondo dopoguerra in tutto il territorio dell’allora Provincia di Trieste.
